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Il Romanzo

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    Cap 1°        Porta di Mare

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    Cap 2°        Notturno

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    Cap 3°        Maddalena

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    Cap 4°        La Pietraia

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    Cap 5°        Il Vicolo

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    Cap 6°        La Vigilia dell'Assunta

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    Cap 7          Tempesta di mare

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    Cap 8°        Calura  

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    Cap 9°        Mattia

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    Cap 10°      Quiete

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    Cap 11°      Sciame meteorico

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    Cap 12°      Il mirteto

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    Cap 13°      Cassiopea

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    Cap 14°      Maestrale

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    Cap 15°      Il castagneto

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    Cap 16°      Vaniglia

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    Cap 17°      Bava di vento

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    Cap  18°     Solitudine

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   Cap 19°     Allegro ma non troppo

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    Cap 20°     Andante moderato

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    Cap 21°     Andante maestoso

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    Cap 22°     Adagio

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    Cap 23°     Autunno

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    Cap 24°     Tempo

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    Cap 25°     Prestissimo

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    Cap 26°     Allegro energico

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    Cap 27°    Allegro con moto

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    Cap 28°     Largo

 

 

cap VII

Tempesta di mare

 

L’appagamento totale lo aveva inebriato. Tornato alla Pietraia, dopo aver accompagnato Maddalena a Palazzo, si era buttato sul letto. Era rimasto nelle lenzuola un profumo delicato, leggero, misto di fiori di lavanda, di bucato fresco, di acqua di colonia. Mattia  non riusciva a prendere sonno. Le tinte forti dei sentimenti nuovi, violenti, lo abbagliavano, come se nella stanza entrasse tutta la luce del sole già alto.

Il giorno di ferragosto aveva un mattino calmo. La stanchezza della lunga notte, trascorsa in spiaggia  ad ammirare lo spettacolo dei fuochi e della fiaccolata a mare, orchestrava le prime ore sull’ andante adagio.

            Alla Pietraia giungeva solo una forte risacca.

Incuriosito dal fragore si alzò e uscì in giardino. Il cielo era completamente coperto. Raggiunse la terrazza naturale. Rimase colpito dallo spettacolo maestoso e  completamente imprevisto.

            Onde altissime si gettavano sugli scogli, per ritirarsi poi come lunghe mani.

            Si abbattevano violentemente sui pescherecci, che vagolavano nel disperato tentativo di difendersi con i loro ormeggi.

            Sembrava quasi una giornata di dicembre.

            Grosse nuvole grigie, inseguivano gonfie nuvole bianche. Un forte vento di scirocco annunciava un imminente un temporale.       

            Era in apparenza uno spettacolo desolante, ma Mattia ne era affascinato. Ritrovava in esso la sua terra, l’abituale vento, l’infuriare delle mareggiate violente.

            La sua non era una terra placida, sonnolenta.

            Era un dipinto a tinte forti. Così la aveva sempre immaginata.

            Nella piazzetta non c’era ancora nessuno. Sulla spiaggia due pescatori mettevano al riparo le reti, controllavano gli ormeggi, urlavano per comunicare. Due cani randagi si aggiravano alla ricerca di cibo, scansandosi tempestivamente al giungere della spumosa massa d’acqua  che si abbatteva sull’arenile. Gli vennero in mente alcune note de ‘La tempesta di mare’ di Vivaldi. Accese una sigaretta, senza staccare lo sguardo dalla marina. Seguiva ancora, intonandolo a voce bassa, l’allegro dell’aria musicale, accompagnato dal crescendo delle raffiche di vento fra le agavi.

            Tutto ritornava nella situazione notturna.

            Frusciavano gli eucalipti, il mirteto, le bouganvillee. Cominciò a cigolare il cancello del giardino. Sbattè l’uscio, un’imposta.

Un violento, improvviso acquazzone lo costrinse a rientrare. I lampi squarciavano il cielo e illuminavano l’interno della Pietraia.

In rapida sequenza gli apparvero le immagini più dolci della notte.

            La passione improvvisa lo aveva derealizzato.

Non pensava a Giovanni, a Vittorina, alla sua famiglia.  

            Alle conseguenze di un rapporto difficile.

Dietro ai vetri osservava i pescherecci che sbattevano sotto l’infuriare delle onde e del vento. Erano una triste immagine di disperazione. Saldamente legati alle corde chiedevano clemenza nello straziante anelito di libertà negata. Mattia, improvvisamente, si rabbuiò. I legami di Maddalena  impedivano loro la totale felicità. Doveva trovare una soluzione per portarla via.

Lei non avrebbe mai accettato una relazione clandestina, anche se lo amava.

            Un lampo illuminò la stanza e la sua mente.

Riprese l’aria lucida, fredda della sera prima.

            “Non ho bisogno di portarla via. E’ mia, mia, da sempre”

            Di nuovo desiderava averla vicina.

La giornata, con tutti gli impegni previsti, non predisponeva agli incontri. Cominciò a meditare su cosa organizzare per restare da solo almeno nel pomeriggio, in modo da rivederla.

 “Che idiota! Maddalena lavora a casa mia, posso starle vicino, con qualsiasi pretesto, in qualunque momento. Anche lei lo vuole” Continuava a pensare e passeggiare nel salottino.

 Preparò un caffè, poggiò la tazza sul comodino. Si sdraiò, osservando la pioggia battente sui vetri. Le palpebre diventavano sempre più pesanti.

            Cadde in un profondo sonno.

Tocchi decisi sull’uscio lo svegliarono. Non realizzava ancora, al risveglio, dove si trovasse e quanto tempo fosse trascorso. L’unico nuovo  punto di riferimento l’incontro con Maddalena.

            Sobbalzò, tastando il letto.

Credeva che lei fosse ancora lì, che potessero sorprenderli.

            Gli sembrava di aver dormito per pochi minuti.

Continuavano i ticchettii all’uscio, sempre più insistenti. Non ricordava di aver chiuso a chiave, nemmeno di aver chiuso.

Semiaddormentato, si avviò ad aprire. In effetti la porta era chiusa e lui non ricordava dove aveva lasciato  la chiave. Scostò la tendina della finestra per vedere chi fosse.

“Apri, sbrigati! Siamo noi” Adele e Lauretta erano scese a salutarlo. 

“Non trovo la chiave”

“La chiave, alla Pietraia! Non si era mai sentito!” Adele ridacchiava.

“Non conosci la leggenda del brigante?” incalzò Lauretta.

“Se non vuoi aprire, dillo. Se c’è qualcuno con te, dillo ce ne andiamo subito. Hai portato di già tua moglie?”

Le chiacchiere maliziose delle sorelle gli misero buon umore e lo svegliarono completamente.

“Apri è quasi mezzogiorno! La chiave è qui fuori, per terra. Come hai fatto a chiudere?”

Il turbinio delle domande non gli chiariva il piccolo mistero della chiave.

‘Mi sarà caduta, accostando le imposte, durante il temporale ’ pensò. Abbracciando le sorelle si rese conto che lo aspettava una lunga giornata, gioiosa in effetti e tutta in sua onore.

“Come ti è venuto in mente di far dormire Maddalena nella tua stanza?” gli chiese all’improvviso Adele.

Non completamente vigile, credette che ci fossero indumenti di Maddalena in giro e accostò la porta della camera da letto. “Per poco alla mamma non prendeva un colpo! Ha aperto la porta e ha trovato Lenuzza che dormiva placida”

“Avevo dimenticato! Lo pregata io di non salire fino al vicolo. Era troppo stanca ieri sera dopo lo spettacolo. Mi sembrava che ci fosse troppo buio su per la rampa grande. Non era prudente. Che c’è di strano? La mia stanza è stata per anni stanza degli ospiti. Faccio la doccia e saliamo insieme”

 “No, andiamo. Fa troppo caldo, il temporale ha tirato fuori un’afa tremenda” disse Adele che non voleva stancarsi.

“Avevamo voglia di rivederti, qui, tutto solo alla Pietraia. Non vogliamo disturbarti, fai con calma, sarai ancora stanco” disse Laura.

 “Non mi disturbate mai, voi! Chiudi bene il cancello quando esci” disse a Lauretta “Ho documenti importanti” Fu il primo pretesto che gli venne in mente. In realtà non voleva avere sorprese, saluti non previsti di gente che poteva intrufolarsi, come avevano fatto le sorelle.

“Aspettate, salgo con voi” all’improvviso pensò che sarebbe stato meglio andare subito a Palazzo, forse avrebbe incontrato prima del previsto Maddalena .

“Chiudiamo anche il cancello! E’ caduto un mito! Il cancello della Pietraia chiuso!” Lauretta aveva sempre voglia di scherzare. Salirono lentamente la rampa stretta e la gradinata grande, per non affaticare Adele. Mattia aveva lo stesso il cuore in gola per l’ansia di rivedere Maddalena.

“Io entro dal retro. Vado in cucina, ho fame. Voglio mangiare un pò di frutta”. Così poté congedarsi.

Vittorina fu felicissima nel rivederlo. Era premurosa nei suoi confronti e Mattia le voleva molto bene.

“Maddalena come sta?” le chiese.

“Bene, bene. E’ andata a raccogliere un pò di pomodori. Non ti preoccupare, non si affaticherà”

            Non gli sembrava vero.

            L’occasione da cogliere.

            L’orto.

Salutò in gran fretta Vittorina, col pretesto di andare a fare la doccia.

 

 

 

 

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